Salvini a Napoli: cosa ci ha lasciato la sua presenza?

Già il fatto che debbo scrivere nuovamente di Salvini non mi entusiasma, ma essendo quest’ultimo venuto nella mia terra, nella mia Napoli, non posso non dedicargli due righe. Anche alla luce delle contrapposizioni venute fuori e narrate, da certa stampa, in modo folkloristico.

Quello svoltosi non è stato un “attentato” della città di Napoli alla democrazia, né un tripudio della democrazia delle istituzioni che ha permesso a Salvini di parlare, semplicemente è stata l’ennesimo sciacallaggio politico, di ambo le parti, su una realtà allo stremo.

Ecco perché alla fine dei conti di colpevoli veri e propri non se ne trovano, se non trasversali a politiche di pensiero che infestano Napoli modificandone la sua reale vocazione storica. In questo scenario ha fatto bene Minniti a garantire a Salvini la possibilità di parlare, così come hanno fatto bene i veri napoletani a protestare contro l’ennesimo sciacallaggio sulla città (così come si fa contro la camorra, benché qualcuno dica il contrario), hanno assolutamente sbagliato i deficienti che hanno legittimato un soggetto politico superfluo rendendolo addirittura in un martire della democrazia.

Salvini da questi scontri, assolutamente da condannare, ha esattamente ottenuto quello che cercava: fare il martire per raccattare voti. È un soggetto politicamente scaltro che cavalca la parte intollerante ed arrabbiata del paese senza darne uno sfogo democratico , tutt’altro, la incita nella vaga speranza di agguantare il potere.

Nella sua presenza politica è paragonabile a un bambino che continuamente piange affinché qualcuno gli presti attenzione. Le sue passeggiate, in luoghi cui se potesse si diletterebbe come un novello Nerone, non sono altro che la richiesta insistente di attenzione perpetuata sullo scontro. Non sono i temi quelli che passano ma una contrapposizione fine a se stessa, nel ricorso sistematico alla discriminazione come soluzione dei problemi sociali.

Non a caso in questi giorni di tutto si è parlato tranne che di quello che ha pronunciato. Forse perché nulla di consistenza è trapelato sul piano della fattibilità.

Ma questo  “non pensiero” esiste, e grazie anche a manifestazioni come quelle di sabato, proliferano. Quello che per il nostro paese rappresenta Salvini non si concretizza nella sua persona, essendo quest’ultimo un avventuriero politico finalizzato a un interesse di potere personale, ma un esasperatore di  determinati sentimenti di odio sociale che crea un capro espiatorio, nel diverso, nelle minoranze indifese che vengono dipinte come pericolo sociale, secondo uno schema già visto nella storia.

Ecco dove tale pensiero diventa pericoloso, soprattutto per l’avvenire. Ci troviamo un clima d’intolleranza e di disattenzione nei confronti dei più elementari principi di umanità che ci sta nuovamente conducendo verso l’oblio della nostra storia.

La prossima volta che viene a Napoli non gli prestiamo tante attenzioni. Troverà sempre i quattro gatti che lo applaudiranno, l’importante è che noi con il nostro orgoglio e la nostra dignità continuiamo ad amare questa terra; questa è l’unica soluzione per non fare un favore a soggetti che su Napoli ci mangiano. Abbiamo più di tremila anni di storia, viviamola ed esportiamola, forse così in Italia potrebbe ritornare la cultura del bello e della felicità.

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