Referendum Costituzionale: su cosa si vota?

referendum-costituzionale-2016Il 4 Dicembre saremo chiamati alle urne in merito al quesito referendario sulla riforma costituzionale. Benché già abbia preso una decisione, e nel mio piccolo mi sto promovendo per uno dei due fronti (nei prossimi post sull’argomento cercherò di spiegare nel dettaglio le ragioni collegate alla mia decisione), tenterò, per quanto possibile, di essere il più imparziale possibile nella descrizione di cosa si andrà a votare.

La riforma in questione è complessa e articolata, tant’è che modifica e abroga ben 47 articoli della carta costituzionale; circa un terzo.

La parte più rilevante della riforma riguarda il Senato. Infatti, si prospetta di superare il bicameralismo paritario, o perfetto, che caratterizza l’assetto istituzionale italiano. Attualmente tutte le leggi devono essere approvate ugualmente da entrambe le camere. Così come la fiducia al governo. Invece, con la riforma, la camera dei deputati diviene l’unico organo, eletto dai cittadini a suffragio universale diretto, e l’unica assemblea che dovrà approvare le leggi ordinarie e di bilancio e accordare la fiducia al governo.

Il Senato diventa un organo rappresentativo delle autonomie locali composto da cento senatori, invece dei 315 attuali, non eletti direttamente dai cittadini. Infatti, 95 di loro saranno scelti dai consigli regionali che nomineranno 21 sindaci, cioè uno per regione( escluso il Trentino-Alto Adige che ne nominerà due)e 74 consiglieri regionali. Questi 95 senatori resteranno in carica per la durata del loro mandato di amministratore locale, comportando a un cambiamento delle maggioranze politiche all’interno della nuova assise. Mentre gli atri cinque saranno indicati dal presidente della repubblica e rimarranno in carica sette anni. Non saranno più nominati i senatori a vita, carica che resterà esclusivamente per gli ex presidenti della Repubblica.

Il Senato potrà solo esprimere pareri sui progetti di legge approvati dalla camera e proporre modifiche entro trenta giorni dall’approvazione della legge, ma la camera potrà anche non accogliere gli emendamenti. Continueranno a partecipare all’elezione del Presidente della Repubblica, dei membri del CSM e dei giudici della Corte Costituzionale.

Un’altra parte che sarà toccata dalla riforma riguarda il Titolo V. Essa prevede una forte riduzione delle competenze delle regioni e, almeno teoricamente, una maggiore chiarezza sui ruoli di stato e autonomie locali riportando in capo esclusivo dello stato alcune competenze concorrenti e introducendo la clausola di supremazia dello Stato.

Inoltre, la riforma si propone di cambiare il modo in cui il cittadino interviene nella vita pubblica; infatti, il quorum che rende valido il risultato di un referendum abrogativo resta sempre del 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto, ma se i cittadini che propongono la consultazione sono 800mila, invece che 500mila, il quorum sarà ridotto: basterà che vada a votare il 50 per cento più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche. Invece per quando concerne le leggi d’iniziativa popolare, non saranno più sufficienti 50mila firme, ma ne serviranno 150mila.

Un altro aspetto della riforma è l’abolizione del CNEL, forse l’unico punto che mette d’accordo il fronte del SI e quello del NO.

Per sommi capi, questi sono i punti di cambiamenti che toccheranno la costituzione. Comunque la si pensi, resta importante, se non essenziale andare a votare affinché questioni che riguardano tutti noi e il  nostro futuro non siano ad appannaggio della decisione di pochi.

Michele Paolella

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