Funerali per le Unioni Civili all’italiana

Ci ho riflettuto un bel po’ prima di decidere se scrivere o meno questo trafiletto. Da un lato c’era la riflessione che parlare di una tale “pagliacciata” sia perseguire il loro scopo, dall’altra però, il pensiero che trattare sempre sotto gamba focolai d’odio che ardono il nostro paese rischia, a lungo andare, di farci precipitare in tempi bui.

Come molti avranno letto, a Cesena, durante lo svolgimento di un’Unione Civile, un giorno che per molti dovrebbe essere sinonimo di gioia, felicità e il coronamento di un progetto di vita, due ragazzi si sono visti sfilare un gruppetto di disagiati che trasportavano una bara avvolta nella bandiera italiana, ornati a lutto, con un nero pelle che più che ai gerarchi del ventennio faceva pensare a stanze buie di determinati localini.

Una persona di normale raziocinio potrebbe pensare che, giacché non siamo come i rumeni che lottano massicciamente in piazza contro la corruzione e per i propri diritti, un simile gesto fosse servito per parlare del funerale del sogno italiano vista la corruzione dilagante, la proliferazione delle mafie e del dissipamento dei diritti sociali. Ma niente. Il casus belli erano, ancora una volta, le Unioni Civili.

Volendola sbrigare con uno slogan maschilista (per cui chiedo anticipatamente scusa) “si preoccupano di più se due uomini consenzienti se lo mettono nel c**o, piuttosto di una classe politica corrotta e indegna che lo fa da 70 anni!”

Entrando nel merito del pensiero (se vabbè) della manifestazione, lo slogan che riassumeva il senso di quella messa in scena era “l’Italia ha bisogno di figli, non di omosessuali”. Come se non permettendo alle persone con tendenze omoaffettive di amarsi, esse di colpo provino attrazione per il sesso opposto e si mettano a far figli; oppure come se un unione omoaffettivo impedisse di concepire 5 o 6 figli a testa, o meglio 7 (ovviamente tutti etero). Non colgo il collegamento tra le due cose.

Sarebbe il caso che qualcuno informasse i partecipanti  che nei paesi in cui i diritti delle coppie dello stesso sesso sono garantiti, non c’è correlazione con un eventuale calo demografico. Non solo, le statistiche ufficiali dimostrano che in altri in cui abbiamo matrimoni per tutti o unioni civili si assiste addirittura a un incremento delle nascite. Forse perché negli altri paesi, più che lottare per togliere diritti agli altri si lotta per migliorare quelli di tutti.

Detto ciò, bisognerebbe ancora ricordare che non è insistendo con immaginari funerei che s’invoglia l’italica e maschia virtù a proliferare. Certe azioni, a lungo andare raggiungono l’effetto contrario, oltre quello di far scadere la performance al rango di grottesca, ripetitiva pantomima.

Purtroppo nel contempo si è rovinata la giornata speciale a due persone, ed è inutile invocare la libertà d’espressione come un rifugium peccatorum. In democrazia le manifestazioni si fanno per chiedere diritti, per difendere la libertà non per impedire ad altri di ottenerli o limitare la libertà altrui. La tua libertà finisce, dove inizia quella di un altro. Tali atteggiamenti non possono essere ricondotti alla lecita espressione di una posizione politica, ma assumano, di fatto, un valore intimidatorio, viste le modalità con cui vengono messi in atto. La bandiera nazionale non può inoltre essere utilizzata in pagliacciate; per quella bandiera ci sono morte migliaia di persone e se non avvolta attorno a persone che hanno immolato la vita per la libertà di tutti, per combattere le mafie, per vivere da Uomini, tale uso è assolutamente deprecabile.

Ora la domanda che sorge spontanea, in questo contesto in cui la presenza delle istituzioni dello Stato sono restate inerme, è: a Cesena c’è un prefetto? Era una manifestazione autorizzata? Se sì, da chi? Se non era autorizzata, quali saranno le conseguenze? o facciamo finta di niente?

Attenzione a non sottovalutare questi fenomeni, sono quattro gatti e sono già troppi. In tempi passati il prendere sotto gamba determinati segnali ci ha portato a respirare aria mista di resti di esseri umani!

Michele Paolella

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