#FertilityDay: quando la politica è solo mediatica.

fertility day fascismoGià due anni fa, la ministra della Salute, Beatrice Lorenzin (che cosa aberrante accostare il nome della Lorenzin a un incarico così delicato), la stessa che asserisce che i tumori nella mia terra sono provocati dal cattivo stile di vita e non dagli sversamenti e roghi tossici, in un’intervista all’Avvenire, preoccupata per il calo demografico, si dichiarò propensa a un piano atto a “far riscoprire la bellezza di diventare madri in età più fertile”. I geni del Ministero della Salute, dopo essersi a lungo spremuti le meningi, chiedendo anche a consulenti esterni pagati con soldi pubblici, partoriscono una genialata con tanto di hashtag:  il #Fertilityday.

Probabilmente definirla “Giornata della Fertilità” avrebbe avuto un inesorabile retrogusto di ventennio; così, come per il Jobs Act, si è optato per un anglicismo che suonasse renzianamente democratico, da evitare così ai poveri lettori dell’Unità, qualsiasi accostamento con le fattrici italiche, non più stilizzate con in braccio i futuri soldati della patria, ma rappresentate da giovani modelle con inquietanti clessidre in mano.

Tutta questa campagna mediatica, pagata con soldi pubblici, è un qualcosa di indecentemente retrogrado che riporta il nostro paese ad un immoralità oscurantista. Presentare la donna come un involucro con una data di scadenza e l’uomo come una banana marcia su di un marciapiede, fa riecheggiare la vile propaganda fascista che considerava “La fertilità come dovere, l’infertilità come colpa”. Senza parlare del riferimento all’utilizzo di droghe e alcool, con tanto di giochino virtuale.

Il tutto è improntato sui sensi di colpa, sulle responsabilità implicite di fronte allo stato, sull’essere realizzati solo in funzione di una procreazione, tirando addirittura in ballo la nostra povera e martoriata Costituzione, senza nemmeno averla letta. Purtroppo la comunicazione, nella nostra società, non è solo immagine ma è un mezzo per veicolare un messaggio, e mettere l’ infertilità sullo stesso piano dell’utilizzo di droghe ed alcool è ,quanto meno, ignominioso.

Siccome il messaggio parte dal governo, e la finalità della campagna è contrastare il calo demografico, una buona politica, e un buon modo per adoperare i denaro pubblico, sarebbe stata favorire il sostegno alle famiglie che si trovano spesso in gravi difficoltà con più asili nido, più mense scolaste, più servizi, più certezza di reddito. Contestualmente per contribuire alla formazione di nuovi nuclei famigliari, si poteva imbastire una politica per incentivare il lavoro ,le garanzie statali, la certezza sociali.

Purtroppo finora, come per questa campagna, le risposte arrivate sono di natura mediatica; Jobs Act, Buona Scuola, 80 euro e così discorrendo. Tutti vulnus vuoti di reale effettività sociale. Finché s’impronteranno iniziative con finalità di visibilità politica, saremo impantanati in sterili discussioni, come questa sul Fertility Day, che distolgono l’attenzione pubblica dai reali problemi che, se risolti, discernerebbero anche questo.

Michele Paolella

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