Esegesi dell’Amore

Amore esegesiIn questi giorni, dopo che i giornali e la cronaca hanno raccontato dei fatti di Roma, dei fatti che nulla hanno a che fare con l’umano raziocinio, mi sono chiesto cosa fosse l’Amore. Partiamo da un punto cardine; quello di Roma, l’omicidio di Sara, quello che molti giornali hanno etichettato come “delitto passionale” nulla ha a che fare con l’Amore.

Quello era ossessione, controllo, dipendenza e possessione. L’Amore, quello con la a maiuscola non ha nulla a che fare con ciò. È un qualcosa che non si riesce nemmeno a descrivere usando il normale raziocinio, poiché dal momento che si riuscisse a fare ciò, non staremmo parlando di Amore.

Spesso mi è stato dato una descrizione di questo sentimento, come “farfalle nello stomaco” o “pensiero fisso”, ma paradossalmente esso è tutto e il contrario di tutto. È un qualcosa di sconfinato, la vera anima che rende viva la vita stessa; è il primo respiro fatto appena sveglio, e l’ultimo della notte. È un motore che muove ogni cosa, facendo scorgere tale movimento. È capace di rendere vitale ciò che sta per morire. L’Amore è quell’essenza che riesce a far battere i cuori all’unisono, trasformando un muscolo, in tintinnio di vita. È il soffio di Dio capace di farci andare oltre ai sensi conosciuti.

Tutti noi, indistintamente, ne siamo capaci; siamo stati creati per vivere, per amare. È un potenziale insito in ognuno di noi, che cresce insieme alle nostre esperienze. Nessuno può decidere di non amare, perché anche quando pensiamo di riuscirci, in realtà stiamo continuando a farlo.

Il vero Amore non è suscettibile alle decisioni umane, poiché sarebbe come smettere di vivere iniziando a sopravvivere. È il riuscire a dare tutto incondizionatamente. È il saper restare amico, anche se l’Amore non è contraccambiato, aiutare tale persone ad ottenere la felicità che vuole, anche se questo significa consegnarla tra le braccia di un’altra persona. Amare non vuol dire rinchiudere l’anima dell’altra persona in una gabbia, ammaestrandola a ripeter ciò che vogliamo, ma lasciarla libera di vivere e di volare, seguendo il suo volo sorridendo mentre una lacrima sfugge silenziosa.

Ecco cos’è per me l’Amore. Ecco perché in questi giorni, quando ho sentito parlare che la causa scatenante del delitto fosse stata il “troppo amore”, mi sono incazzato. Quella bestia non provava amore, e basta giustificarlo con la scusante del retaggio culturale italiano; prima che italiani siamo esseri umani, e se non riusciamo a comprendere concetti tanto basilari, non ci meritiamo nemmeno di essere paragonati alle bestie in modo dispregiativo.

Michele Paolella

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