Economia Politica

Il termine “ ECONOMIA ” viene spesso usato per definire alcune situazioni che vengono vissute durante la vita quotidiana ( giornali , telegiornale, ecc…). L’ Economia è quella scienza sociale che studia il comportamento dell’uomo come una relazione tra obiettivi e risorse, cioè tra scopi che l’uomo si pone e i mezzi di cui dispone per soddisfare tali obiettivi, mentre l’ ECONOMIA POLITICA più specificamente è quella disciplina che studia il funzionamento dei sistemi economici, dove si esaminano quelle azioni individuali e sociali che comportano il raggiungimento del benessere da parte dell’individuo.

Nello studio della formazione della ricchezza di una nazione, gli economisti fanno spesso riferimento al concetto di SISTEMA ECONOMICO, cioè quel complesso di individui, imprese, organizzazioni e istituzioni che si trovano in relazione tra loro per risolvere i problemi della produzione e dello scambio (agenti economici). In generale si possono fare due tipi di distinzioni tra sistemi economici :

  1. Come avviene il coordinamento tra le decisioni dei vari agenti economici , qui distinguiamo i sistemi economici in Economie di mercato dove il coordinamento delle decisioni dei vari operatori economici è assicurato dal mercato attraverso il sistema dei prezzi e in Economie pianificate quando esiste un organo centrale che stabilisce quanto dei beni può essere prodotto, dove il mercato non svolge un ruolo importante in quanto i prezzi vengono fissati dall’autorità di pianificazione;
  2. A chi appartenga la proprietà dei mezzi di produzione ( cioè di quei beni che consentono la produzione di altri beni ) distinguiamo sistemi capitalistici dove la proprietà dei mezzi di produzione è in larga parte dei privati e sistemi socialisti dove la proprietà dei mezzi è pubblica.

La MICROECONOMIA è quella branca della teoria economica che studia il comportamento dei singoli agenti economici, come i consumatori, i lavoratori, gli investitori, i proprietari terrieri, le imprese che giocano un qualche ruolo nel funzionamento delle nostre economie, e allo stesso tempo studia i mercati all’interno dei quali questi attori operano.
La MACROECONOMIA è una branca della teoria economica, che si occupa delle grandezze economiche cosiddette ‘aggregate’, come, per esempio, il livello e il tasso di crescita del prodotto nazionale, i tassi di interesse, la disoccupazione e l’inflazione le quali dipendono in qualche modo dalla ‘somma’ delle grandezze microeconomiche ovvero dai comportamenti microeconomici globali dei consumatori. Il confine tra la microeconomia e la macroeconomia è diventato negli ultimi anni sempre meno netto, dato che anche la macroeconomia ha a che fare con l’analisi dei mercati, analizzando ogni singolo individui che ne fa parte.

Il MERCATO è inteso quel luogo ( materiale o immateriale ) in cui si svolgono gli scambi, dove acquirenti e venditori di un determinato bene o servizio si incontrano, non necessariamente di persona, per acquistare e vendere; il mercato verrà inteso anche come istituzione che produce le informazioni rilevanti es. i prezzi.

Il mercato ha una rilevanza diversa nei vari sistemi economici, dove nei “ sistemi capitalistici ” il ruolo principale è affidato alle decisioni degli operatori economici, mentre nei “ sistemi pianificati ”, il ruolo del mercato è molto meno rilevante, ed è attuato direttamente dagli enti preposti alla pianificazione.
I mercati inoltre si dintinguono per:

  • La merce venduta si parlerà del mercato del grano per indicare l’insieme degli scambi tra gli operatori economici disposti a comprare grano ( versando denaro ) e altri decisi a vendere, cioè a privarsi del grano in cambio di denaro ;
  • L’esistenza di barriere economiche naturali basti pensare al cemento dove il livello del costo non è cosi alto da giustificare un trasporto a lunghe distanze , quindi lo scambio avviene nei mercati locali;
  • L’esistenza di barriere create dall’autorità pubblica , si pensi al controllo da essa esercitato sulle contrattazioni di armi dove non esiste piena libertà dei singoli operatori di scambiarsi questi beni, che vengono posti sotto la vigilanza pubblica.

Nell’ambito del mercato troviamo la “ DOMANDA ” , si intende la richiesta di un bene effettuato da tutti gli operatori economici e che accompagnano tale richiesta con la disponibilità a pagare in moneta; “ OFFERTA ”, si intende invece la disponibilità a cedere un bene di cui si ha il possesso chiedendo in contropartita un
certo quantitativo di moneta.

Come ben sappiamo in economia non tutto è possibile, esistono obblighi, necessità e leggi, infatti l’operato degli agenti economici trova un limite nell’ammontare dei prezzi dato dai mezzi disponibili ( SCARSITA’ ) e che da un tale limite ne deriva una SCELTA a favore di alcune alternative tra tutte le possibili. Si definisce COSTO-OPPORTUNITA di un bene ciò a cui bisogna rinunciare per avere a disposizione quel bene, ed esso si misura facendo il rapporto tra le scelte che bisogna effettuare.
Sistema economico , Operatori economici : Famiglia, Impresa e Governo

Per FAMIGLIA, si intende l’insieme di operatori economici la cui attività consiste da un lato nella prestazione ( vendita ,offerta ) di servizi, chiedendo in cambio una remunerazione monetaria e dall’altro nella utilizzazione totale o parziale della remunerazione ricevuta ( reddito ) per l’acquisto di beni al fine di trarne una certa soddisfazione ( utilità ), la parte di reddito spesa si definisce consumo ( C ) mentre il risparmio (S) è uguale al reddito non speso;

Per IMPRESE si intende l’insieme di operatori economici che acquistano servizi produttivi, li combinano per ottenere beni da vendere sul mercato ricevendo in cambio un corrispettivo in denaro ( ricavo ).

Il GOVERNO ( o pubblica amministrazione ) non solo condiziona l’operato degli altri componenti economici, ma esercita un proprio ruolo economico, che consiste nel controllo della moneta , nell’impostazione delle tasse agli altri agenti economici e nell’acquisto di beni e servizi.

Nelle RELAZIONI TRA FAMIGLIE E IMPRESE distinguiamo 2 aspetti :

  1. REALE ( scambio che coinvolge beni e servizi ) che comporta la vendita dei servizi dalle famiglie alle imprese , a cui in un secondo momento si contrappone uno scambio di beni che va dalle imprese verso le famiglie ;
  2. MONETARIO ( scambio in termini monetari ) comporta un movimento in senso inverso rispetto al reale quindi con la vendita di servizi dalle famiglie verso le imprese,si verifica un esborso monetario che và dall’impresa alla famiglia; nella vendita di beni dalle imprese alla famiglie, l’esborso va dalle famiglie alle imprese.

Le RELAZIONI TRA IMPRESE E GOVERNO ipotizzano quei movimenti reali che vadano soltanto dalle imprese verso il governo, cioè quindi che il governo può acquistare un parte dei beni prodotti dalle imprese , mentre i movimenti monetari vanno in invece ad entrambe le categorie, cioè dal governo alle imprese per il pagamento dei beni acquistati e dall’imprese al governo per il pagamento delle tasse.

Le RELAZIONI TRA FAMIGLIE E GOVERNO si ipotizzano quei movimenti reali che vadano solo dal governo alle famiglie per la cessione di beni che il governo ha acquistato dalle imprese , mentre sotto l’aspetto monetario troviamo movimenti di entrambe le direzioni, quindi dalle famiglie verso il governo per il pagamento
delle tasse e dal governo alle famiglie per il pagamento di sussidi ( trasferimenti ).

Il Prodotto interno lordo ( PIL )

In un sistema capitalistico, la produzione di beni avviene soltanto ad opera delle imprese, per cuise sommiamo tutte le produzioni delle imprese in un’unità di tempo ( di norma un anno ) in un determinato paese, otteniamo il PRODOTTO INTERNO LORDO ( PIL ), dove escluderemo il valore di tutti quei beni distrutti.

Per calcolarlo dobbiamo sommare il valore dei beni venduti alle famiglie, “ beni di consumo ” ( C ), il valore dei beni destinati alla produzione futura, “ beni di investimento ” ( I ) e infine il valore della produzione venduta alla
Pubblica Amministrazione ( g ). Y = C + G + I , ciò coincide con il valore ricavato dalle imprese per la remunerazione dell’utilizzo degli stessi Y = W (salari) + P ( remunerazione di tutti gli altri servizi ), tale somma viene indicata come reddito, che equivale alla somma dei redditi dell’intera collettività nazionale.

Analizzando il reddito troveremo che una parte servirà a pagare le tasse ( T ), una parte viene spesa per l’acquisto dei beni di consumo ( C ), e una parte viene mantenuta per il risparmio ( S ) in conclusione avremo W + P = C + S + T , qui troveremo una serie di equazioni C + S + T = C + I + G oppure S + T = I + G oppure ( S – I ) + ( T – G ) = 0 ,tutte queste formule nel flusso circolare del reddito.

Il PIL comporta tre METODI di calcolo :

  1. Metodo del prodotto ( o del valore aggiunto, dove si intende la differenza tra il valore del bene prodotto e il valore dei beni intermedi) ;
  2. Metodo del reddito equivale alla somma dei redditi da capitale ( i proprietari dei capitali mettono a disposizione i loro beni nel processo produttivo dietro compenso) e i redditi da lavoro ( richiesta dei lavoratori di essere remunerati per lavorare );
  3. Metodo della spesa valuta il Pil sulla base della spesa complessiva finale dei consumatori, che può risultare parziale o minore in tal caso il prodotto invenduto prende il nome di “ scorta ” ( considerato come acquisto da parte di un’impresa ), nel caso in cui c’è una spesa finale maggiore rispetto alla produzione, tale differenza risulterà essere coperta da riduzione delle scorte.

Qualora si dovesse fare il confronto tra il valore del Pil in anni diversi , dobbiamo stabilire le variazioni che possono derivare dalla sole quantità , dai soli prezzi e le variazioni di prezzi e quantità insieme, riconduciamo tale variazioni a 2 concetti:

  1. PIL NOMINALE, consiste nel calcolare il valore della produzione anno per anno utilizzando i prezzi di mercato dell’anno;
  2. PIL REALE, calcolare il valore della produzione anno per anno moltiplicando le quantità prodotte anno per anno per i prezzi di un determinato anno base.

I dati che vengono riportati dal Pil reale e il Pil nominale ci consente di calcolare il DEFLATORE del Pil che equivale a Pil reale / Pil nominale.

Il Pil essendo la somma dei valori di beni e servizi, ci porta a pensare che più alto è il valore del Pil è più alto sarà il benessere in quel paese, ma bisogna notare che in tal caso il Pil presenta alcune LIMITAZIONI ad es. il lavoro delle donne che svolgono in ambito familiare non viene conteggiato dal Pil dato che tali servizi non
passano per il mercato; non viene conteggiato del tempo libero che molti paesi ricchi danno ai lavoratori, verranno conteggiati le spese che vengono effettuate in casi di disastri naturali.

Con il termine DOMANDA DI BENI si intende l’insieme di richieste ( d ) di acquisto che i vari operatori economici rivolgono alle imprese, riguardanti alla produzione che queste ultime approntano, vedremo come:

  • Famiglie indirizzano alle Imprese richieste di produzione al fine di consumo ( C );
  • Le Imprese richiedono la produzione soltanto a fini di accrescere i mezzi di produzione da impiegare ( i ) ;
  • La Pubblica amministrazione richiede una parte della produzione per poi rigirarla alle famiglia per attività di consumo o di investimento ( g ).

Formula : d = c + i + g.
Ciò che spinge un individuo a CONSUMARE è dato dalla soddisfazione che il consumo dà che può essere di grande intensità come ad es. un qualsiasi cosa che ti consente la sopravivenza o anche di intensità più ridotta quando ad es. il consumo di un pasto può essere saltato.
Detto ciò ,le famiglie per sopravvivere devono acquisire dei beni di consumo che portano al conseguimento di una utilità ( soddisfazione ) alla quale si contrappone il sacrifico ovvero , la spesa ( SA) la quale dovrà essere minore del reddito SA < R ; seguendo questa teoria se il reddito aumenta /o diminuisce il consumo aumenta /o diminuisce e se il prezzo aumenta /o diminuisce il consumo diminuisce /o aumenta.

La DOMANDA AGGREGATA( D ) è la domanda totale di beni effettuata dagli operatori di un sistema economico ( famiglie , imprese, governo ), ed equivale ad una “somma di domande”, che vengono scomposte nelle sue componenti fondamentali :

  • domanda di beni di CONSUMO (C) effettuata dalle famiglie ,
  • domanda di beni di INVESTIMENTO ( I ) effettuata dall’impresa;
  • SPESA PUBBLICA ( G ) effettuata dal governo e esportazioni nette ( NX ) si intende la differenza tra
    importazioni e esportazioni.

In formule: D = C + I + G + NX
Nella letteratura economica il parametro che misura la variazione del consumo ad una variazione infinitesima del reddito disponibile è stato indicato come propensione marginale al consumo ( PMC ), dove il consumo cresce al crescere del reddito anche se di un ammontare inferiore PMC.

Il moltiplicatore del reddito: Si parla di MOLTIPLICATORE in quanto l’effetto ottenuto è multiplo dell’investimento che la pubblica amministrazione effettua quando vuole rilanciare un economia in congiuntura negativa. Inoltre il moltiplicatore aumenta il risultato (nonché se stesso) all’aumentare della spesa che lo stato effettua per l’intervento nell’economia.

Economia Monetaria

L’ECONOMIA MONETARIA è quel sistema economico in cui tutti gli scambi avvengono tra beni e moneta; in passato lo scambio avveniva tramite baratto, che con il passare del tempo venne ritenuto sempre meno adeguato , quindi per dare un corretta misura del valore di un bene venne immessa la moneta come merce di scambio tra i vari operatori.

La MONETA equivale a quel mezzo di pagamento da tutti accettato in cambio di beni e servizi per l’estinzione di un debito, essa poteva svolgere diverse funzioni :

  • Numerario, ( misura il valore dei beni ), serve come metro monetario;
  • Mezzo di scambio e di pagamento, l’attività finanziaria è più liquida;
  • Riserva di valore, si intende un qualcosa che può essere scambiato, che avrà valore nel tempo, permettendo alle persone di impegnarsi in una serie di attività perché possono contare su uno scambio di oggetti che sarà utile non solo nell’immediato, ma anche nel futuro.

Per l’individuo che voglia costituirsi una riserva di valore, da utilizzare in epoca successiva, sono aperte le seguenti alternative alternative:

  • utilizzare un bene fisico non deperibile
  • utilizzare la moneta e titoli di credito irredimibili.

Tra le 2 ultime alternative non possiamo non notare come la moneta si faccia preferire rispetto ai titoli perché viene istantaneamente utilizzata mentre i titoli possono incontrare alcuni ostacoli ( nei giorni festivi ), in termini nominali il valore dei titoli muta nel tempo mentre la moneta è costante e infine solo nel caso del rendimento che i titoli si fanno preferire alla moneta, in quanto quest’ultima non dà alcun rendimento.

Con il passaggio dalle monete metalliche alle banconote, quindi convertibili in equivalenti quantità d’oro nel cosiddetto regime Gold standard nel 1971, si è entrati in un ‘epoca di moneta fiduciaria inconvertibile, dove all’interno di ciascuno stato, la moneta rappresenta una passività finanziaria della banca centrale, dove i mezzi per regolare gli scambi possono essere oltre al contante e i depositi bancari anche le riserve obbligatorie e libere che le banche detengono presso la banca centrale.

Banca centrale e Banca ordinaria

Alla BANCA CENTRALE è affidato il compito di emettere i biglietti di banca dove la moneta legale entra nel circuito economico, mentre le BANCHE ORDINARIE, svolgono un’azione di intermediazione finanziaria, che favoriscono il passaggio del risparmio dai risparmiatori agli utilizzatori; in sostanza raccolgono depositi da parte delle Famiglie e concedono prestiti dalle imprese.

L’ATTIVITA PRINCIPALE delle banche consiste nel raccogliere fondi liquidi che gli operatori economici possiedono, di cui pensano di potersi separare per periodi di tempo più o meno lunghi, da prestare a coloro che invece non possiedono moneta, pur avendone bisogno per poter portare a conclusione alcune operazioni.
Le banche nel sostenere questa loro attività, sostengono dei costi e di cui vogliono la copertura, oltre a trarne un certo profitto, da qui parleremo del pagamento di interessi di coloro a cui le banche concedono prestiti e l’eventuale remunerazione con interessi in misura minore per colore che depositano fondi presso le banche.

  • LA DOMANDA Dì MONETA ( Md ) è la richiesta di credito da utilizzare, nel caso delle aziende, ad es. per nuovi investimenti.
  • Per OFFERTA Dì MONETA ( Ms ) si intende la quantità di moneta esistente in un
    certo momento preciso del sistema economico. Md = Ms

La domanda di scorte monetarie da parte degli operatori, imprese e famiglie, dipendono principalmente da tre motivi :

  1. MOTIVO DELLE TRANSAZIONI dove si effettua l’acquisto dei beni e servizi che risulteranno pari a ½ del reddito mensile dell’individuo, quindi secondo Keynes l’individuo conserverà una parte del reddito sotto forma di scorta monetaria
    MT = f ( Y ) .
  2. MOTIVO PRECAUZIONALE, farà riferimento oltre alla quantità di scorte monetarie per i normali scambi, agli operatori economici che dovrebbero mantenere quantità aggiuntive di scorte monetarie per fronteggiare eventualità non previste che richiedono ulteriori quantità di moneta ;
  3. MOTIVO SPECULATIVO, dove si detiene liquidità da investire in attività finanziarie più remunerative appena risulta conveniente.

L’efficienza marginale dell’investimento ( EMI ) è quel particolare tasso di sconto che rende al costo dell’investimento il valore attuale dei ricavi netti attesi dall’investimento.
Per decidere se conviene effettuare un determinato investimento, non resta che mettere a confronto la EMI con il tasso di interesse di mercato ( r ) e decidere se EMI ≥ r o se EMI ≤ r .

Per determinare l’EQUILIBRIO ECONOMICO GENERALE dobbiamo mettere insieme l’equilibrio sul mercato dei beni e l’equilibrio monetario.
Sul MERCATO DEI BENI si incontrano i vari operatori economici in posizioni distinte , cioè le famiglie e la pubblica amministrazione in qualità di acquirenti mentre le imprese in qualità di offerenti, detto ciò la domanda aggregata ( d ) sarà pari alla somma della spesa per consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette Y = C + I + G + Nx ; in sostanza la curva di domanda aggregata è una curva avente lo stesso andamento ( crescente ) della funzione di consumo con intercetta variabile al variare del tasso di interesse.

Da qui ci possiamo trovare la cosiddetta “ CURVA IS ”che rappresenta le combinazioni tra tasso di interesse e reddito che garantiscono l’equilibrio nel mercato dei beni e dei servizi nel piano ( r y ), dove ha andamento decrescente in quanto al diminuire del tasso d’interesse il reddito di equilibrio cresce, potrai cosi disegnare una curva che scende da sinistra verso destra e il suo spostamento sul piano sarà influenzato dalla Politica fiscale,dove con la diminuzione delle tasse o un aumento delle spese statali comporta graficamente uno spostamento della curva IS
verso destra, l’effetto inverso provoca uno spostamento della Curva IS verso sinistra.

L’equilibrio monetario ( CURVA LM ) si verifica quando la domanda di moneta risulta pari all’offerta di moneta che gli operatori desiderano mantenere , quindi l’equilibrio monetario si ha Md ( domanda di moneta ) = MS ( offerta di moneta ).
La curva dell’equilibrio monetario prendere il nome di CURVA LM, cioè quel luogo geometrico dove troveremo le combinazioni di reddito e tasso di interesse che garantiscono l’equilibrio del mercato della moneta, dove se si vuole realizzare tale l’equilibrio, è necessario che con l’aumento del livello di produzione, aumenti
anche il livello del tasso di interessi, cosi da avere un andamento crescente che và da sinistra verso destra, il suo piano sarà infine influenzato dalla Politica Monetaria, dove con l’ aumento di M , comporta graficamente uno spostamento della curva LM verso destra, mentre, una diminuzione di M comporta graficamente uno
spostamento della curva LM verso sinistra.

Sia sul mercato dei beni che su quello della moneta esistano infinte coppie di tasso di interesse e di livello di produzione che garantiscono l’equilibrio sull’uno e sull’altro mercato, cosi facendo metteremo insieme i due mercati.
Avendo la curva IS un andamento decrescente e la curva LM un andamento crescente nel piano ( y, r ) le due curve si incontreranno in punto ( E ), che individua una particolare combinazione reddito-tasso di interesse che assicura la
realizzazione dell’equilibrio in entrambi i mercati.
Mettendo insieme le due equazioni si può dire che il REDDITO DI EQUILIBRIO è positivamente legato pubblica e la quantità di moneta ed è invece negativamente legato all’ammontare di tasse; per il tasso di interessere di equilibrio invece la relazione è negativa per le tasse e la moneta, è positiva per la spesa pubblica.

In conclusione tramite la funzione della produzione e delle tasse è possibile ricavare il volume di occupazione che le imprese impiegheranno, per poi successivamente calcolarsi l’ammontare di disoccupati e il relativo tasso di disoccupazione, che influenzeranno l’equilibrio definito delle curve IS e LM.
Per sopperire a tale squilibrio interviene un’azione economica politica espansiva, cioè un ‘azione che si propone di ridurre la disoccupazione attraverso un’espansione dell’attività produttiva, ( politica fiscale espansiva per la curva IS e politica monetaria espansiva per la curva LM ) .

L’INFLAZIONE è la crescita continua del livello generale dei prezzi, quindi si intende quella variazione percentuale tra un periodo e il successivo ( un anno, a volte anche mesi ) del livello generale dei prezzi.
Il termine ECONOMIA APERTA indica che l’intero Pianeta tende a formare un unico sistema economico, dove non basta solo affrontare scambi interni al paese ma bisogna concentrarsi anche su quegli scambi che avvengono tra i vari paesi.
Ad es. due operatori italiani che decidono di intraprendere uno scambio, la contrattazione avviene attraverso la moneta nazionale senza aver nessun tipo di problema, ma se parliamo di uno scambio tra due operatori esterni, es. un italiano e un americano , la cosa si complica perché entrambe le parti vorrebbero pagare o ricevere la transizione con la propria moneta nazionale , a questo punto sono necessarie due condizioni : – conoscere in che rapporto stanno le due monete ( dollaro e euro ) – possibilità di trasformazione della moneta es. il dollaro in euro.

Il tasso di cambio di una moneta è il rapporto tra una unità di moneta nazionale con moneta estera, dove distinguiamo il tasso di cambio nominale che indica il valore di una moneta espressa in una valuta straniera e il tasso di cambio reale cioè il prezzo relativo di beni e servizi nazionali in relazione ai beni e servizi esteri.
Il luogo in cui vengono scambiate varie monete , definendo cosi il tasso di cambio , si chiama “ Mercato dei cambi ”, dove si dice che una moneta apprezza rispetto ad un’altra se il tasso di cambio aumenta, mentre si dice che la moneta deprezza se il tasso di cambio si riduce.
Per determinare il tasso di cambio distingueremo inizialmente due casi: il tasso viene determinato solo nel mercato dei cambi senza l’intervento dell’autorità politica economica e nel secondo c’è l’intervento dell’autorità pubblica.

Nel tasso di cambio troveremo un sistema intermedio tra i due casi che farà riferimento a tre REGIMI :

  1. Cambi fluttuanti dove il mercato determinata giorno per giorno il tasso di cambio
  2. Cambi fissi è l’autorità a fissare il variare del tasso di cambio;
  3. Fluttuazione controllata dove è il mercato a fissare il tasso di cambio , ma le autorità intervengono a seconda delle loro esigenze.

La bilancia dei pagamenti ( BP ) è lo schema contabile che registra transazioni del sistema economico in un dato periodo di tempo ( di norma un anno ) di un dato paese con il resto del mondo , di norma essa è suddivisa in due parti :

  1. Partite correnti “ CA ” ( esportazioni e importazioni di merci e scambi, afflussi e deflussi di reddito da investimenti, ) dove i crediti si riferiscono alla nascita di un diritto ( pretesa ) sull’ estero e dovrà essere soddisfatto attraverso un pagamento a favore di residenti nazionali;
  2. Conto Capitale “ KA ” ( investimenti diretti delle imprese estere nelle loro affiliate italiane e delle imprese italiane nelle loro affiliate estere ; investimenti di portafoglio ) cioè quei flussi che aggiungono ai diritti nazioni sull’estero appaiono nella Bilancia dei Pagamenti come debiti, mentre i flussi che aggiungono ai diritti esteri sul paese appaiono come crediti.

Nella bilancia dei pagamenti possiamo trovare una situazione di Surplus che implica un’offerta di valuta estera superiore alla domanda ( i crediti superano i debiti ); una situazione di deficit una domanda di valuta estera superiore all’offerta ( i crediti inferiori ai debiti ) infine una situazione di equilibrio con domanda uguale all’offerta di valuta estera ( se i crediti eguagliano i debiti ).
La differenza tra debito e deficit è che l’ insieme di deficit in un determinato tempo determina il debito, quindi il debito è l’insieme di tutti i deficit.
Quando L’ECONOMIA è APERTA AGLI SCAMBI CON L’ESTERO bisogna tenere presente le due varianti:

  1. Gli operatori nazionali possono rivolgere la loro domanda non soltanto verso la produzione nazionale, ma anche verso i produttori esteri;
  2. La produzione nazionale può essere acquistata oltre che dagli operatori nazionali, anche da operatori stranieri

MICROECONOMIA

I MERCATI : concetti di domanda ed offerta

Il mercato di un singolo bene o servizio è al centro della Microeconomia, cioè quella teoria economica che studia i comportamenti dei singoli operatori ( consumatori, produttori, lavoratori ) , in tal caso possiamo classificate due categorie di mercati :

  1. mercati CONCORRENZIALI cioè quel mercato in cui sono presenti un numero relativamente grande di operatori, senza che alcuno di questi possa influire significativamente sulle risultanze del mercato;
  2. mercato NON CONCORRENZIALI sono mercati in cui l’ operatore singolo sia nella condizione di influenzare con il suo operato gli esiti del mercato stesso.

Il FUNZIONAMENTO DI UN MERCATO singolo consiste nel trovare il rapporto dato tra i vari operatori ( venditori e acquirenti ) o anche produttori e consumatori che fanno della propria attività il concetto di offerta e domanda il modo in cui pervengano ad una condizione preferita rispetto a quella in cui si trovavano prima; trovando cosi una situazione di equilibrio.
Per posizione di equilibrio si può indicare una posizione di quiete in cui le varie forze in gioco si bilanciano , oppure una seconda nozione di equilibrio vede l’equilibrio come una condizione in cui tutti gli operatori presenti sul mercato si trovano nella posizione in cui hanno deciso di stare, quindi il mercato sarà in equilibrio quando i compratori riescono a comprare, al prezzo stabilito del mercato, esattamente quanto avrebbero desiderato di comprare, cosi come i venditori che allo stesso livello di prezzo di mercato riescono a vendere quanto avrebbero desiderato di vendere.

Per DOMANDA DI MERCATO faremo riferimento alla categoria dei compratori ( acquirenti ) che si presentano sul mercato con l’intento di entrare in possesso di un bene in cambio di un ammontare di moneta, ciò conduce nel soggetto un utilità, cioè la soddisfazione che un bene procura e la certezza di spendere una parte del reddito.
Per effettuare tale operazione un singolo prende in considerazione vari elementi:

  • I suoi gusti che lo guidano nel calcolo della soddisfazione dell’acquisto di un bene;
  • Il reddito complessivo che si può destinare all’acquisto di un bene;
  • Il prezzo di un altro bene che consente di soddisfare lo stesso bisogno.

Tale elementi vengono definiti costanti, mentre a incidere sulla decisione dell’operatore o dell’ acquirente, è il prezzo del bene, il quale gli sarà noto solo quando si recherà sul mercato.
Quindi la domanda di un bene di un singolo è la relazione inversa esistente tra quantità domandata del bene e il prezzo del bene stesso, supponendo costanti e noti i gusti e il reddito dell’ acquirente e i prezzi degli altri beni che in qualche modo l’ acquirente ritiene coinvolti nella sua decisione dove la curva di domanda varia in base alla variazione del prezzo, del reddito, delle preferenze e delle aspettative.

Per OFFERTA DI MERCATO si intende quella categoria relativa agli offerenti , cioè coloro che vogliono liberarsi di un quantitativo di beni per un corrispettivo di moneta, dove tutto dipende dal prezzo di vendita e mostra quanto di un bene o servizio viene offerto per differenti livelli di prezzo dove troveremo che :

  • Esistono tante possibili curve di offerta quanto ne esistono tanti livelli di tassazione;
  • Le quantità offerte variano nella stessa direzione della variazione del prezzo;
  • Con il crescere della tassazione si riduce la quantità di offerta.

La curva di offerta subisce una trasposizione verso l’alto a sinistra all’aumentaredelle tasse e una trasposizione verso il basso in caso di riduzione.

Per ECCEDENZA di un bene intendiamo quella quantità offerta che eccede la quantità domandate, che avvengono quando il prezzo è al di sopra del suo livello di equilibrio, mentre per SCARSITA’ di un bene sin intende quelle quantità domandata che eccedono le quantità di offerta ed avviene quando il prezzo è al di sotto del suo livello di equilibrio.
Con il termine ELASTICITA’ si intende il grado di reattività della domanda o dell’offerta al mutare di qualche condizione da cui la stessa dipende, in definitiva essa può essere definita come il rapporto dato tra variazione relativa della domanda/offerta e variazione relativa del prezzo

La domanda può risultare :

  • Elastica, se la quantità domandata reagisce più che proporzionalmente a variazioni del prezzo; eta>1;
  • Anelastica, se la reazione è meno che proporzionale, eta<1 ;
  • Elasticità unitaria quando la quantità reagisce nella medesima proporzione del prezzo, eta=1 ;
  • Perfettamente anelastica quando a qualsiasi prezzo la quantità domandata rimane invariata, eta=0 e perfettamente elastica quando il minimo cambiamento del prezzo può provocare variazioni incommensurabili della quantità domandata eta→∞

Il coefficiente di elasticità dell’ offerta invece è sempre positivo siccome la relazione tra prezzo e quantità offerta è diretta e non inversa.

Per SITUAZIONE DI EQUILIBRIO, intendiamo quella situazione di un mercato in cui le parti contrapposte ( acquirenti e venditori ) individuano una coppia prezzoquantità tale che soddisfi contemporaneamente entrambe le parti.
Alle 2 curve si arriva separatamente dove entrambe dipendono dalle medesime variabili ( prezzo e quantità ) che possono essere inserite sullo stesso diagramma ed intersecandole si arriva al punto di equilibrio, cioè quel punto che rende compatibili e coerenti le decisioni di acquisto e di vendita prese separatamente dai consumatori e venditori.

Formula : Qd = Qs
Se aumenta la domanda di un bene aumenta il prezzo di equilibrio e quindi quantità di equilibrio scende , se aumenta l’offerta del bene , il prezzo di equilibrio del bene scende e sale la quantità di equilibrio ( dipende dal reddito ).

IL VINCOLO DI UN CONSUMATORE

Con VINCOLO DEL BILANCIO si intende indicare quella condizione che per l’acquisto dei beni da consumare, il consumatore deve tener conto della circostanza che non può spendere più di quanto dispone come reddito.

Per analizzare i GUSTI E LE PREFERENZE di un consumatore si parte da assiomi (comportamenti di un consumatore per i quali non si dà una spiegazione, ma li ritiene validi ) per giungere ad un criterio di scelta ( esempio del paniere/2 beni ).

Vedremo che gli assiomi utilizzati per costruire le preferenze del consumatore sono :

  • Assioma della completezza, assicura che il paniere che andiamo a proporre sul mercato sia completo;
  • Assioma della transitività garantisce che il consumatore opera scelte consistenti, tanto è vero che viene indicato a volte come assioma della razionalità, perché deve escludere comportamenti incoerenti del consumatore;
  • Assioma della riflessività dice che ogni paniere è indifferente a sé stesso;
  • Assioma della non saturazione sta a significare che il consumatore preferisce il più al meno;
  • Assioma della continuità e dell’indifferenza ci dice che per ogni paniere esiste almeno un paniere diverso che il consumatore ritiene indifferente al primo, e che se ne esiste uno ne esistono infiniti;
  • Assioma della stessa convessità ci dice che l’insieme contenente tutti i panieri preferiti o indifferenti ad un certo paniere , è un insieme strettamente convesso.

Quando il consumatore è chiamato a fare delle scelte tra coppia di due beni, si traccia la CURVA DI INDIFFERENZA, dove graficamente troveremo che tutti i panieri che si trovano al di sotto di tale curva sono ritenuti i peggiori ( minor gradimento ), i panieri al di sopra della curva sono ritenuti i migliori ( maggior gradimento ) e infine i panieri che si ritrovano sulla stessa curva vengono ritenuti indifferenti, dato che gli procurano la stessa soddisfazione.

L’EQUILIBRIO DEL CONSUMATORE è quella posizione prescelta da un consumatore che dispone di un determinato reddito ( limitato ) e che non ha alcuna possibilità di influenzare i livelli dei prezzi.
Questa posizione individua i piani di consumi che il consumatore, dovendo fronteggiare prezzi di acquisto dei beni dati e disponendo di un reddito limitato, consentono in quelle condizioni di ottenere la massima soddisfazione.

Nell’equilibrio del consumatore troveremo l’effetto reddito che indica cosa accade all’equilibrio del consumatore quando varia ( in aumento o diminuzione ) il reddito disponibile fermi restando i prezzi dei beni e l’effetto di sostituzione che indica cosa accade all’equilibrio del consumatore quando varia il prezzo di un bene, fermi restando i prezzi degli altri beni e il livello della soddisfazione del consumatore.

L’IMPRESA : costi e ricavi

L’IMPRESA è quel operatore economico che svolge la funzione produttiva in vista di assicurare l’offerta del mercato e si caratterizza per :

  1. I beni che si impiegano nel processo produttivo, che noi chiameremo input;
  2. I processi produttivi che comportano la trasformazione fisica dei fattori produttivi;
  3. Il bene che si ottiene, cioè il prodotto finito che noi chiameremo output.

In un impresa troveremo la figura dell’imprenditore che è quel soggetto che acquista i fattori e stipula contratti ed effettua operazioni assumendosene le responsabilità, il menager invece svolge un ruolo imprenditoriale senza assumersi in proprio i rischi derivanti dalle decisioni posta in essere, le conseguenze pesano sugli operatori dell’impresa.

Un impresa compie delle scelte poste su vari livelli di produzione, esse vengono effettuate al fine di raggiungere il massimo profitto, cioè quella differenza data tra ricavi , che sono dati dagli introiti che l’impresa ottiene dalla vendita in un certo periodo e costi che sono quelle spese incontrate nella produzione in un periodo.
A tal proposito vedremo come il concetto di costo differisce dal costo-opportunità che equivale a quel ammontare perso per non usare una risorsa ( lavoro , capitale ) nel miglior uso alternativo, mentre il sovrapprofitto è l’eventuale profitto positivo.

I RICAVI si possono dividere per :

  • Ricavi totali ( RT ) che si ottiene moltiplicando le quantità vendute per il prezzo di vendita , dove nel mercato a concorrenza perfetta la curva avrà una forma di una retta uscente dal’origine degli assi , la cui pendenza è data dal livello del prezzo mentre nel mercato a concorrenza imperfetta la curva avrà una forma a
    campana, cioè dapprima crescente e poi decrescente;
  • Ricavi marginali ( RM) è il ricavo che l’ impresa ottiene quando vende un’unità in più di prodotto e ci indica come varia il ricavo totale al variare di un unità in più venduta, dove la curva nel mercato a concorrenza perfetta è una retta parallela all’asse delle ascisse, mentre in concorrenza imperfetta la retta scenderà in diagonale , dove in un primo tratto è positivo, ma dopo diventa negativo.

I COSTI si dividono in :

  • Costo totale ( CT ) che è strettamente legato alla quantità prodotta, la quale può essere meno, esattamente e più che proporzionale al costo;
  • Costi marginali ( CM ),cioè questi costi che l’ impresa sostiene per produrre un unità in più di prodotto e ci indica come varia il costo totale al variare di un unità prodotta, graficamente ha un andamento ad U prima decresce e poi tende a risalire.

Attraverso la costruzione delle curve dei ricavi e costi ( totali e marginali ) possiamo raggiungere quel punto di equilibrio che l’impresa si pone, ovvero il punto che porta all’impresa di raggiungere il massimo profitto, il quale viene realizzato quando la quantità prodotta determina un costo marginale al ricavo marginale e il costo marginale in quel punto è in una fase di andamento crescente MR = MC.

LA TECNOLOGIA : funzione di produzione e isoquanto

La TECNOLOGIA è un insieme di conoscenze tecnologiche che consentono di trasformare gli input ( fattori della produzione ) in output ( livello di produzione ).
Ipotizzando che i fattori produttivi ne siano soltanto due trasformati in un solo prodotto, indichiamo con x1 e x2 le quantità dei due fattori e con q la quantità di prodotto, di seguito la FUNZIONE DI PRODUZIONE è la seguente: q=f(x1,x2).

Questa funzione sta ad indicare che per ogni coppia di valori dei due input, ci sarà una quantità massima di produzione che si può ottenere, dove per produrre un’ unità di prodotto, si può ricorrere a due alternative:

  • Produzione a proporzione fisse dove è necessaria l’unità del fattore x1 con il fattore x2 ( aumenta la quantità di un fattore ma rimane ferma quella dell’altro e ciò non consente di aumentare la produzione );
  • Produzione a proporzione variabili indica che la stessa unità di prodotto può essere ottenuta con altre coppie dei fattori.

Nel caso in cui questi fattori fossero infinti, si potrebbero unire con una curva  chiamata ISOQUANTO unitario della produzione, in cui sono presi in considerazione i valori e le differenze tra i vari livelli di produzione.
Detto ciò possiamo trovare una serie di combinazioni tra due coppie di fattori che ci possono portare al Saggio marginale di sostituzione tecnica decrescente che indica come sia possibile sostituire una minima quantità di un fattore della produzione con una quantità minima aggiuntiva dell’ altro lasciando inalterata la produzione.

Nel momento in cui invece si vuole avere un aumento proporzionale di entrambi i fattori, allora si possono avere tre possibilità:

  1. Il prodotto totale varia esattamente nella stessa misura della variazione dei fattori di produzione (se si raddoppia la quantità dei fattori di produzione, si raddoppia anche la quantità prodotta) detto rendimento di scala costante
  2. Il prodotto totale varia nella stessa direzione della variazione dei fattori di produzione ma in misura inferiore alla variazione di questi (se raddoppia la variazione dei fattori, il prodotto totale aumenta ma meno del doppio) detto rendimento di scala decrescente,
  3. Il prodotto totale varia in misura superiore alla variazione dei fattori di produzione (se raddoppia la quantità dei fattori, il prodotto totale aumenta più del doppio) detto rendimento di scala crescente.

Per MINIMIZZAZIONE DEI COSTI intendiamo quel procedimento che svolge un impresa nel trovare tra le varie quantità di produzione , quel prodotto che viene immesso sul mercato che provoca una spesa minore rispetto agli altri prodotti, trovando cosi l’eguaglianza data tra il saggio marginale di sostituzione dei fattori ( la pendenza dell’isoquanto ) e il prezzo relativo dei 2 fattori della produzione.

Se la funzione di produzione è caratterizzata da rendimenti di scala costante, il costo sarà lineare alla quantità prodotta, mentre a rendimenti di scala crescente il costo aumenta al crescere della produzione e a rendimenti di scala decrescente il costo crescerà in misura superiore alla crescita lineare, da ciò troveremo la funzione di costo medio che è costante qualunque sia il quantitativo di prodotto.

La CURVA DI OFFERTA del mercato indica l’esistenza o meno di una curva continua tra quantità offerta e livello del prezzo, tale esistenza dipende dalla struttura del mercato. Nel caso della concorrenza perfetta si può di norma assumere l’esistenza di una curva di offerta continua, mentre nel caso del monopolio non esiste alcuna curva di offerta, e nel caso dell’oligopolio alle volte si perviene ad una curva di offerta con punti di discontinuità.

LE VARIE STRUTTURE DEL MERCATO: concorrenza perfetta, monopolio, concorrenza monopolistica e oligopolio

Per mercato a CONCORRENZA PERFETTA, intendiamo quel rapporto dato tra la curva di domanda del mercato che dipende dal comportamento di tutti i consumatori e la curva di domanda dell’impresa che dipende sia dal comportamento dei consumatori ma anche dalla condotta delle imprese.
In questo caso l’impresa a concorrenza perfetta viene definita a price taker cioè quando l’impresa non ha possibilità di fissare o influire sul prezzo di un bene o servizio che egli produce o acquista.

Un mercato a concorrenza perfetta si può verificare soltanto nel caso in cui :

  1. Esiste un numero elevato d’imprese nell’industria;
  2. Tutte le imprese producono un prodotto identico, ( prodotto è omogeneo) ;
  3. Tutti i consumatori abbiamo completa informazione sulla qualità e sulle caratteristiche del bene;
  4. c’è liberta di entrata e di uscita del mercato da parte delle imprese.

Quando una delle condizioni elencate precedentemente non si realizzi parleremo di mercato a concorrenza imperfetta.
L’impresa nel mercato a concorrenza perfetta sceglie la quantità da offrire sul mercato in diversi periodi brevi e lunghi, che stanno ad indicare una situazione parziale e totale di adeguamento dell’impresa al variare delle condizioni in cui si trova ad operare, quindi distinguiamo l’operato nel breve periodo che coincide la parte della curva del costo marginale oltre il punto di intersezione della curva del costo medio – variabile e lungo periodo che sarà dato dal tratto della curva del costo marginale dopo l’intersezione con la curva del costo medio.

Il MONOPOLIO è una forma di mercato dove troviamo un unico venditore che offre un prodotto o un servizio per il quale non esistono sostituti stretti (monopolio naturale) ed opera in ambito protetto (monopolio legale,).
Vedremo come l’impresa monopolistica controlla tutta l’offerta del mercato, dove ogni sua azione scaturisce degli effetti sulla situazione generale del mercato.
Anche per il monopolista vale il concetto di finalità del profitto, dove i costi sono quelli rappresentati già nel mercato a concorrenza perfetta, mentre per la curva di domanda tutto cambia, dato che il monopolista si trova da solo di fronte a tutto il mercato e quindi la sua di domanda è data dalla curva di domanda del mercato originata dalle decisioni degli acquirenti, detto ciò la curva di domanda non coincide più con la curva del ricavo marginale, ma troveremo che c’è un ricavo marginale decrescente al crescere della quantità domandata.
Nel caso del monopolio un cambiamento del prezzo significa che cambia tutta la curva di domanda che a sua volta cambia anche la curva del ricavo marginale trovando cosi un punto completamente diverso dal punto di quantità iniziale.

La CONCORRENZA MONOPOLISTICA è una forma di mercato che si pone a un livello intermedio tra il modello di concorrenza perfetta e di monopolio.
In concorrenza monopolistica infatti viene considerato un elevato numero di imprese che hanno informazione perfetta sui prezzi,simmetria tecnologica e libertà di entrata/uscita dal mercato senza costi., tuttavia esse non operano in condizioni di concorrenza perfetta a causa della differenziazione del prodotto, che può avvenire: secondo il tipo e lo stile del prodotto, secondo la localizzazione e infinesecondo la qualità del prodotto.

Dunque, per effetto della non omogeneità del prodotto l’impresa non è price taker ma price maker, gode cioè di un certo potere di mercato nel fissare il prezzo superiore a quello che risulterebbe sotto ipotesi di concorrenza perfetta.
La concorrenza monopolistica si differenzia invece dal caso dell’oligopolio con free entry per la mancanza di interazione fra le imprese, cioè una variazione di prezzo applicata da un’impresa ha un effetto trascurabile sul comportamento delle altre imprese operanti nel mercato.

In equilibrio la soluzione al problema di massimizzazione del profitto per l’impresa a concorrenza monopolistica garantisce, come nel caso del monopolio, l’uguaglianza tra costo marginale e ricavo marginale e la presenza di un extraprofitto per l’impresa pari alla differenza tra il prezzo di vendita ed il costo medio.

L’OLIGOPOLIO è un tipo di concorrenza imperfetta nel quale il mercato è dominato da un numero ristretto di imprese interdipendenti,dove ogni impresa cerca di prevedere le mosse dei concorrenti ogni qual volta compiono una scelta.
Nell’oligopolio, risulta conveniente evitare di farsi la concorrenza stipulando un accordo in cui si fissano i prezzi e le quote del mercato di ogni singolo partecipante dell’accordo, in caso di accordo parleremo di oligopolio collusivo che facilità il compito degli offerenti dal momento che possono con tranquillità dedicarsi alla produzione e alla vendita senza l’assillo della presenza di concorrenti ostili.

Ma la collusione ha delle controindicazioni e precisamente : in alcuni paesi questi accordi vengono vietati ( normativa antitrust ) ; gli accordi non tengono conto dei potenziali entranti ; l’accordo deve comprendere in dettaglio significative azioni deterrenti contro coloro che violano l’accordo.
Se escludiamo la possibilità di accordi possiamo riscontrare vari modelli che si unificano sotto un unico denominatore cioè il duopolio che può essere sintetizzato :

  • l’impresa assume come data la quantità offerta e sceglie quanto produrre sulla base della massimizzazione del profitto ( modello Cournot );
  • l’impresa assume come dato il prezzo di vendita e poi sceglie come massimizzare il profitto ( modello Bertrand), intersecando i modelli raggiungeremo una situazione di equilibrio.

Infine vedremo come esistano barriere di entrata che ostacolano e impediscono la libertà di ingresso di nuove imprese nel mercato, mentre nelle libertà di uscita vedremo come non sussistono i sunck costs (costi non recuperabili ).

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