Abbiamo perso!

La moglie di EmmanuelNon ci sono parole. Non ci sono parole per descrivere la deriva bestiale che ha raggiunto il genere umano. O, che per meglio dire, sta pian, piano, giorno dopo giorno, in un atavica apatia, nuovamente raggiungendo.

Nel nostro tempo, così come un secolo fa, e così come fu per i secoli antecedenti, il disagio sociale cerca una valvola di sfogo. Un nemico comune ad una maggioranza eterogenea, che guidata dalla frustrazione, trova il suo nemico nel diverso, spesso, se non sempre, debole. Perché si sa che andando contro la minoranza che detiene la “forza”, non solo si individuano i veri responsabili, ma si rischia di rimetterci quel poco. Forte con i deboli, deboli con i forti.

Dunque quale miglior sollievo del capro espiatorio del “diverso-debole”. Un parafulmine di tutta la rabbia e la frustrazione per la mancanza di lavoro, per un reddito insufficiente, per la crisi economica, politica ed etica che investe il globo, indistintamente dal grado d’industrializzazione, o altri fattori come il PIL, che in questi anni ci è stato fatto passare fraudolentemente, come l’unico e vero indicatore del benessere sociale.

Il passato non s’impronta mai come monito, ma tende ad assumere il ruolo innato di oscuro presagio.  Un tempo i governi pseudo – liberali chiusero gli occhi dinanzi all’antisemitismo e alla violenza squadrista che avanzava in Europa con i regimi nazi-fascisti, in funzione anticomunista. Oggi che il pericolo comunista è svanito, il fantasma del conflitto sociale, del conflitto di classe, aleggia un po’ ovunque, quindi diventa importante spostare le responsabilità, deviare l’attenzione verso altre preoccupazioni e paure; le guerre ,il terrorismo, l’immigrazione incontrollata e così discorrendo.

Il razzismo e la xenofobia sono il prodotto di campagne di propaganda impostate proprio da parte quelle forze di estrema destra europee che recitano la parte dei movimenti antisistema, ma che in realtà ne sono l’espressione migliore.  Si potrà regredire ai vecchi nazionalismi pur di scongiurare il pericolo del conflitto sociale, ma sarà una soluzione temporanea peggiore della causa stessa della crisi globale.

Il dilemma del razzismo elettorale è che esso è declinabile in ogni contingenza. Ci sono politici che usano il razzismo per ottenere voti, ma c’è anche il rovescio della medaglia; quelli che fanno dell’antirazzismo un vettore elettorale, quelli che usano il business dell’accoglienza come potenziale bacino elettorale, quelli che cercano la passerella per non finire nel dimenticatoio politico, e così discorrendo, senza pensare che dietro a quella massa di persone martoriate da slogan e violenza, ci sono degli esseri umani.

Da questa violenza senza senso, perdiamo tutti. Questo vivere senza pensare, facendoci guidare da un istinto bestiale, è demenziale. Basta pensare alla cronaca di questi giorni. Emmanuel non c’è più e l’assassino si è rovinato la vita; pensare che tutto ciò si poteva evitare semplicemente fermandosi 10 secondi in più riflettendo sulle proprie azione. Ma non impareremo mai. Quello che resta di questa storia è il pianto straziante di una moglie in veste bianca; l’aver disatteso il principio universale di felicità, in un occidente che si dichiara fraudolentemente migliore. Fino alla tragica realtà che fa porre la domanda: cosa stiamo diventando?

Michele Paolella

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